I grani antichi sfidano le multinazionali

 

Il 12 novembre la Cia Sicilia ha dato vita al comitato costituente l’Associazione produttori Grani antichi di Sicilia per la rivalutazione di un elemento di biodiversità, frutto della selezione fatta dai contadini in migliaia di anni di storia dell’agricoltura. Un’ iniziativa nell’ambito del progetto nazionale sulle “bioresistenze” per la salvaguardia ambientale e la tutela del territorio, del paesaggio e della biodiversità. Temi che sono stati al centro della tavola rotonda che si è tenuta a Blufi, centro montano sulle Madonie sul tema “Sapore di grano”. Una tavola rotonda, moderata dal giornalista Salvo Messina, per rivalutare i grani antichi Russello, Perciasacchi, Nero delle Madonie, Timilia (o Tumminia) e Senatore Cappelli.

La rivalutazione dei grani antichi è di strategica importanza per la nostra terra poiché sono un elemento di biodiversità da tutelare. In quest’ottica viene costituita l’Associazione dei grani antichi di Sicilia.

La coltivazione dei grani autoctoni siciliani è stata via via abbandonata fino a rischiare di scomparire, perché soppiantata dai nuovi grani imposti dalla normativa comunitaria, sempre più iperproteici che l’intestino dell’uomo, come dimostrato da diversi studi scientifici, non riesce a digerire dando il via a tutte le intolleranze e le allergie. La delegazione palermitana della Cia, negli ultimi anni, ha creduto fortemente nella rivalutazione di questi grani, lanciando la sfida alle multinazionali delle farine. “In questo senso – ha detto Antonino Cossentino – sono stati preziosi gli aiuti che abbiamo avuto dalla Stazione consorziale sperimentale di granicoltura di Sicilia, dove è custodita una collezione di grani antichi, una settantina in tutto, e che costituiscono una base comunque importante da cui partire. Con la loro collaborazione possiamo puntare a ben altro, perché disponiamo di un patrimonio genetico così importante che ci consente di avviare il processo di rilancio. Dall’altra parte possiamo contare sugli studi effettuati dal Consorzio di ricerca “Gian Pietro Ballatore” sulla bontà per la nostra salute di questi grani e delle farine ottenute. In questa nostra iniziativa non portiamo avanti un’idea ‘romantica’ ma stiamo mettendo assieme i pezzi di un mosaico che possono portarci a un disegno economico importante per la nostra regione”.